Bastava caricare la foto di una persona e scrivere una richiesta. Tra la fine di dicembre 2025 e l’inizio di gennaio 2026 migliaia di utenti di X hanno chiesto al chatbot Grok di “svestire” donne reali, talvolta minorenni. È così che funzionano le cosiddette “nudifier app”. Ma tra un po’ saranno messe al bando. Secondo una stima citata da Euronews, nei primi giorni di gennaio Grok produceva circa 6.700 immagini a sfondo sessuale all’ora.
Anche sull’onda di quello scandalo, l’Unione europea ha introdotto un nuovo divieto, che si applicherà dal 2 dicembre 2026. Parlamento e Consiglio lo hanno concordato il 7 maggio e lo hanno inserito nell’AI Act con l’Omnibus sull’IA, in vigore dal 27 luglio. Saranno vietati i sistemi che generano o manipolano immagini, video o audio intimi di persone senza il loro consenso, e quelli che producono materiale pedopornografico.
Il divieto non colpirà solo le app nate per “spogliare”, ma anche i sistemi generalisti, come chatbot e generatori di immagini, quando è prevedibile che vengano usati a quello scopo, quando il risultato si ottiene in modo ripetibile e il fornitore non ha messo protezioni adeguate. Questi sistemi dovranno quindi avere filtri efficaci e impedire che gli utenti li aggirino con richieste formulate ad arte o piccole modifiche alle immagini. Le multe potranno arrivare a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale, e la regola vale anche per le aziende straniere che offrono servizi ai cittadini dell’Unione.
Le dimensioni del fenomeno spiegano l’urgenza. Secondo uno studio Unicef condotto in 11 Paesi, nel 2025 almeno 1,2 milioni di bambini hanno visto la propria immagine manipolata in deepfake sessuali. Il 99% delle vittime di questi contenuti sono donne e ragazze.
L’Italia ha già una norma: la legge 132 del 2025 punisce con il carcere da uno a cinque anni chi diffonde deepfake per danneggiare qualcuno. Ma le due regole agiscono in punti diversi: la legge italiana colpisce chi diffonde, il divieto europeo interviene a monte, su chi costruisce lo strumento.
La prova sarà l’applicazione. Ancora a giugno 2026 un’inchiesta di Wired ha trovato sulle pagine pubbliche di Grok decine di immagini e video sessuali non consensuali di donne famose. Il materiale è stato in seguito rimosso. Dal 2 dicembre non sarà più solo una questione di reputazione, ma una violazione di legge.


