Il data center? Sì, ma nel giardino degli altri

Negli Stati Uniti c’è una cosa che spaventa più di una centrale nucleare dietro casa: un data center. Secondo Gallup, il 71% degli americani è contrario a un centro dati per l’intelligenza artificiale nella propria zona. Per una centrale nucleare la quota scende al 53%. I capannoni senza finestre che alimentano l’IA sono riusciti a battere l’atomo in impopolarità.

Non è l’umore di un solo istituto. NBC News conta il 69% di contrari, Pew il 60% di persone “poco o per nulla a proprio agio”, Fox News il 71%. Heatmap ha posto la stessa domanda quattro volte in un anno senza cambiarne una virgola. Ha visto l’opinione pubblica spostarsi di 33 punti, fino al 75% di contrari ad agosto e lo spostamento attraversa età, redditi, partiti, città e campagne.

Il dettaglio più rivelatore sta nel sondaggio Fox di metà settembre. Il 71% non vuole un data center vicino a casa, ma il 52% è favorevole a costruirli “in zone remote”. È la vecchia sindrome NIMBY, not in my backyard: non nel mio giardino. Con un intoppo: le zone remote non sono disabitate. La soluzione “lontano” piace agli elettori urbani (50% di favorevoli) e suburbani (57%). Tra quelli rurali no: il 51% la respinge. Il giardino degli altri, a quanto pare, è il loro.

A poco più di un mese dal voto di metà mandato (3 novembre), la geografia del rifiuto è diventata geografia elettorale. Anche fra i repubblicani, secondo NBC, i contrari sono il 57%, nonostante Trump presenti i data center come un’arma nella sfida con la Cina. Chi li vuole nella propria zona vota repubblicano con 21 punti di vantaggio, chi li respinge vota democratico con almeno 19. Nella contea di St. Charles, in Missouri, il 99% della spesa per spot televisivi citava i data center. Intanto le aziende tecnologiche (tra queste Meta, Google e Anthropic) e i loro dirigenti hanno versato oltre 190 milioni di dollari a super PAC e organizzazioni attive nella campagna.

Che cosa sposta gli elettori, dunque? Fox lo ha misurato. Sono le preoccupazioni relative a acqua, energia, inquinamento e qualità della vita che fanno calare il sostegno di quasi 30 punti, mentre l’argomento della competizione con la Cina lo fa salire di 18. Insomma, la ragione migliore per costruire un data center è geopolitica, quella per rifiutarlo arriva a fine mese con la bolletta della luce. E per ora, almeno nei sondaggi, vince la bolletta.

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